Posts Taggati ‘turismo’

La storia della Madonna di Noli Me Tollere

  “Fermati o passeggero E il capo inchina, saluta del ciel la gran Regina,   a Maria Noli Me Tollere”     Si narra che…. …. nel lontano 1208 nei pressi della marina di Sorso, ad un pover uomo, muto dalla nascita, apparve la Madonna mentre cercava della legna per vivere. Era una giornata primaverile, […]

La dinastia di Sorso che creò la Settimana Enigmistica

L’avventura della invenzione della “Settimana Enigmistica” sembra saltare fuori da un romanzo alla “Buddenbrook”.

Giorgio è il primogenito su cui si basano le speranze del padre Francesco, l’ingegnere commerciante di macchine agricole e industriali che è riuscito a consolidare la posizione sociale ed economica ereditata dagli avi. Ma nella storia il rampollo interpreta il ruolo di giovane spensierato e dai larghi mezzi. Un dandy che gira per Cagliari a bordo di un trattore con un cameriere in livrea al fianco e si fa fotografare con gli amici vestito all’ultima moda mentre accenna un passo di danza e scrivendo nella didascalia “Hollywood a Cagliari”.

Eppure il padre aveva tentato di “raddrizzarlo” mandandolo a lavorare come operaio nella Magneti-Marelli, di proprietà di amici, con l’avvertimento: «Guai a te se dici che sei mio figlio…». Dopo questa esperienza, nel 1924 si affretterà a conseguire la laurea in ingegneria elettronica a Liegi e comincerà a lavorare nell’azienda paterna. Naturalmente la posizione di “spalla” gli sta stretta, e nel 1930 decide di trasferirsi a Milano.

La voglia di affermazione personale si accompagna alla storia d’amore con la bellissima ragazza viennese Idell Breitenfeld (Ida), che presto sposerà e che amerà per tutta la vita. La disapprovazione del padre Francesco è totale e ne consegue l’immediata chiusura dei “rubinetti” dei finanziamenti.

A questo punto Giorgio è un giovane che deve partire da zero, è in questa atmosfera da bohème che nasce l’idea di un giornale di enigmistica come quelli che hanno un enorme successo in Austria, paese della moglie Ida. Nel 1932 l’appartamento della giovane coppia – due stanze in affitto – diventa la redazione del giornale.

Lo stagno e ginepreto di Platamona

Una passeggiata di 4.700 metri, andata e ritorno, immersi nella natura a contatto con la fauna e la flora che abita questo scorcio meraviglioso del nord ovest Sardegna. E’ il parco dello stagno e ginepreto di Platamona, a pochi chilometri da Sorso, ad appena dieci minuti da Sassari e a un tiro di schioppo da Porto Torres.

Nelle brochure predisposte dal Comune di Sorso, territorio all’interno del quale ricade, “lo stagno di Platamona, il cui nome deriva dal greco e significa superficie piana, è una laguna poco profonda circondata da una vegetazione rigogliosa e molto varia composta da rare piante palustri e sardo-corse. Agli appassionati di bird watching lo stagno offre la possibilità di osservare molte specie di uccelli migratori e volatili rari. Lo stagno è riconosciuto come riserva naturale e come sito di interesse comunitario”.

Una ampia area accoglienza, con un Centro di educazione ambientale, introduce a un itinerario immerso nel verde che vale la pena percorrere, circa 4.700 metri di camminata, tra andata e ritorno, lungo un sentiero che alterna terra ferma a pontili in legno sulle sponde dello stagno con alti canneti che fanno da sponda; la vegetazione è variegata e si incontrano un mix di Pini, Ginepri, Canneti, Eucalipti, Orchidee in un connubio che rappresenta benissimo la vegetazione mediterranea.

Il Museo Biddas

Biddas, il museo dei villaggi abbandonati della Sardegna ha vinto il premio nazionale Riccardo Francovich come “migliore esempio in Italia di presentazione e divulgazione del patrimonio archeologico di età medievale”.

È il primo museo in Italia dedicato al tema dello spopolamento e abbandono dei centri abitati.

Biddas allestito all’interno del Palazzo Baronale di Sorso, illustra il caso sardo con un percorso a ritroso nel tempo, dai nostri giorni fino al villaggio medievale di Geridu, a cui è dedicata un’intera sala del museo.

Il museo Biddas è un luogo dove la realtà dello spopolamento è ricreata attraverso l’intreccio della Sociologia, Antropologia e Archeologia, in un articolaro ambiente che coinvolge il visitatore con avvolgenti suggestioni di suoni, ricostruzioni e il contatto di materiali autentici.