Il costume di Sorso

268951_432958440133445_1565237649_nLa storia recente del costume di Sorso è abbastanza curiosa e trova la sua origine quasi per caso alla fine del 2001, quando il C.C.R.S. SORSO, mentre preparava una mostra di cartoline e fotografie ingrandite del paese, partendo da una collezione del Presidente Onorario Sig. Petronio Pani, ritrovarono in alcune cartoline delle donne di Sorso in costume. Da questa scoperta è partita una ricerca durata un anno che è approdata nel Dicembre 2002 ad una mostra prevalentemente fotografica sull’ultimo costume di Sorso.

La mostra è stata il primo punto di partenza ed ha permesso di ritrovare dei capi di vestiario originali gelosamente custoditi, che sono stati presi come spunto per la realizzazione di nuovi, risvegliando nei sorsesi la voglia di folclore e di tradizioni, dando vita all’Associazione folclorica SORSO.

Il gruppo non solo ha permesso di riscoprire il costume ma anche di balli sardi tradizionali, generalmente accompagnati da organetto diatonico, chitarra e voce. Grande peculiarità è la riscoperta del tamburo sardo, utilizzato prevalentemente durante le processioni e le sfilate, ma anche per accompagnare i balli tradizionali attraverso il ritmo detto “baddu sardhu“.

Ecco una descrizione dei vari modelli che sono stati riportati “in vita”:

10299503_10203729154019305_940111890_nCOSTUME DELLE MASSAIE

Il costume delle massaie era in uso dalla seconda metà dell’800 agli anni ‘20 del 900, e riprendeva la moda continentale dell’epoca. Il tessuto era costituito da una seta armata che a Sorso veniva chiamata “faja” (faglia), quasi sempre con disegni neri, di solito floreali. La giacchina, in dialetto chiamata jacca, ha le maniche a palloncino, larghe nella parte alta delle braccia e più aderenti nella parte bassa. Nei modelli più datati è presente una pettina di colore viola o verde, in genere a forma triangolare o trapezoidale con sopra un tulle ricamato; il collo è alla coreana. La gonna è ugualmente di faja, senza particolari lavorazioni, con pieghe in vita o con un doppio piegone dietro. Completano il costume lu panneddu, grembiule di seta nera con disegni floreali viola, verdi o neri, e lu muncaroru di cabbu, scialle di seta nera con disegni floreali di tenue fuxia e con frange a nodi chiamati “a nido d’ape”. Grande attenzione va data alla collana in filigrana d’oro, composta da vari elementi chiamati padre nostrhi. Tale gioiello femminile era composto mediamente da 24 o 26 elementi tenuti insieme da un cordoncino di seta che li attraversava o un pezzo di catenina in filigrana. Ogni elemento è composto da due semisfere saldate tra di loro, leggermente schiacciate e con due cilindretti applicati ai poli. Sono poche le collane che oggi si possono trovare intatte mentre, al contrario, molte famiglie sono in possesso di alcuni padre nostrhi a causa dell’usanza degli eredi di dividere fra loro questi gioielli tanto cari alle mamme e alle nonne. Tali elementi sono stati trasformati a volte in stupendi orecchini o in altrettante piacevoli spille.

10253178_10203729167659646_727019768_nCOSTUME DELLE CONTADINE

Il costume delle feste delle contadine risale alla fine dell’ 800, ed è composto da una camicia a fantasia (jacca) vivacemente colorata per le giovani e con disegni eleganti e seri per le adulte, una gonna con le pieghe nella vita (incripidda) lunga fino alla caviglia, coperta nella parte anteriore da lu panneddhu (il grembiule). Il capo caratteristico di questo costume è la fasthetta cuvaccadda, che tradotto letteralmente vuol dire “gonna coperta”. É un indumento che si tiene in testa e copre il corpo sino al bacino compreso, e il movimento delle mani all’interno fa in modo che la fasthetta avvolga il busto lasciando il viso incorniciato. Tale indumento tende a restringersi nella parte che si appoggia sul capo in quanto è finemente plissettata e si allarga nella parte bassa. La catenina a semini (catenina a seme) è l’ornamento delle contadine, gradito anche dalle donne benestanti. É così chiamata in quanto tra un pezzo di catenina e l’altro è inserito un pezzo rigido, variamente lavorato, di forma romboidale molto allungata da farlo sembrare appunto un grosso seme.

1481282_10203729097737898_872677944_nCOSTUME MASCHILE Il costume maschile di Sorso rispecchia quella che era la maniera frequente di vestire nella maggior parte dei paesi del nord Sardegna ed è composto da: berrita di orbace nero (nei periodi a noi vicini di panno nero) che si portava lateralmente o dietro; questo indumento tipico del costume è stato l’ultimo ad essere abbandonato camija (camicia) di tela di cotone bianca, larga nel busto e nelle maniche, e con il colletto “alla coreana” gilè (gilet) di velluto nero, a doppio petto

troverete l’Associazione Folkloristica il mercoledì dalle 20 alle 21 presso la sede della Pro Loco Sorso in via Sant’Anna  oppure attraverso i seguenti collegamenti:            
Nel Novembre del 2006 è stato coronato il sogno di portare le tradizioni di Sorso fuori dall’Italia, facendo un viaggio in Tunisia che prevedeva l’esibizione in canti e balli nelle principali città tunisine. Nel Novembre del 2010, il gruppo è stato ospite a Karlsruhe, in Germania, grazie all’invito da parte del circolo sardo Sa Domo Sarda. Anche in questa occasione vi è stata una grande esibizione all’insegna di canti e balli.

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