La Città

citta Sorso (Sòssu in sorsese) è una città di circa 14.891 abitanti e si trova in provincia di Sassari (è il quarto comune per numero di abitanti dall’istituzione delle nuove province), nell’antica regione della Romangia. Ha una superficie di 67,1 chilometri quadrati e si affaccia sul Golfo dell’Asinara. Possiede una cantina sociale e per i suoi prodotti è entrata nel novero delle città del vino.

Etimologia del nome

Per il nome di Sorso sono ipotizzate diverse etimologie. Secondo la più probabile, il toponimo deriverebbe dall’avverbio logudorese josso/zosso (dal latino deorsum, ovvero “in giù”, “verso il basso”, “sotto”), successivamente divenuto Zorso, quindi Sorso (o Sossu), ad indicare la minore altitudine rispetto alla vicina Sennori. Il nome di Sorso, per la prima volta, è citato nel Condaghe di S. Pietro di Silki (1065-1180). Il toponimo appare più volte anche negli atti del Condaghe della chiesa di San Nicola di Trullas (Semestene), prezioso documento redatto tra il 1115 ed il 1176, nel quale vengono citati i nomi di Barusone de Sorso, Gosantine de Sorso, Furatu de Sorso; nello stesso Kondaghe si legge “Fece dono donna Iorgia d’Athen in punto di morte, della sua domo di Sorso con tutte le sue pertinenze di salto e vigne e terreni e corte e servi e canneto e palmeto“. La famiglia degli Athen, molti dei cui appartenenti erano membri della Corona de Logu nella reggia di Ardara, aveva proprietà in Sorso. È verosimile che il toponimo abbia avuto origine da un avverbio latino sursum versus, “in su”, “verso l’alto”; questo probabilmente per indicare la posizione elevata del paese rispetto a quella di Turris Lybisonis (attuale Porto Torres), da cui i turrenses partivano per recarsi a Sorso. Gli abitanti di Sorso sono nominati sorsensi o sorsinchi, dal latino incola, cioè abitatore (sors-inchi, abitanti di Sorso).

Dialetto

Caratteristica la parlata locale, il sassarese o turritano dal nome del Giudicato di Torres, con la quale la città trova un’affinità con Sassari, Porto Torres e Stintino in quanto condividono lo stesso idioma. Questa nacque nell’età dei giudicati dalla commistione di elementi toscani, liguri e còrsi e la successiva forte influenza del sardo logudorese nel corso dei secoli, cessato solo nel XX secolo col prevalente utilizzo dell’italiano; si creò così una lingua di confine, di transizione fra il sardo parlato nel resto dell’isola ed il còrso parlato in Gallura e nella vicina isola. Per la vicina Sennori invece è una grande peculiarità, infatti si parla il sardo logudorese, seppure con la curiosa caratteristica di avere, al plurale, solo sostantivi di genere maschile; molto probabilmente influenzati dalla morfologia del Sassarese/Sorsese dove il plurale è identico per il maschile e il femminile.

Territorio

Sorso gode di una collocazione geografica di notevole valore paesistico;  situata al centro di un anfiteatro naturale tra Porto Torres e Castelsardo, la Città di Sorso si affaccia sul Golfo dell’Asinara e sull’isola omonima, che dal 1997 per il suo patrimonio naturalistico è Parco Nazionale. Il suo territorio è interamente pianeggiante o collinare.Il panorama di cui si può godere dalle colline sorsensi è sempre suggestivo durante tutte le stagioni dell’anno. Il mare del Golfo, la campagna coltivata con sapiente cura, la fascia costiera pinetata offrono una policromia su cui dominano le differenti tonalità di verde dei vigneti, degli oliveti e dei pini. Il litorale, compreso tra Porto Torres e Castelsardo, è delimitato dallo stagno di Platamona a ovest e da Punta Tramontana ad est, e corre lungo 18 chilometri di costa prevalentemente costituita da spiagge dalla chiara sabbia, da una persistente vegetazione mediterranea, e da decine di ettari di verdi pinete e ginepreti che giungono sino al mare. Sempre lungo la fascia costiera si dispiegano le alte dune di sabbia assai caratteristiche e numerose discese a mare dette pettini, che si concludono in ampi piazzali e brevi lungomare, dove sorgono numerosi insediamenti turistici: alberghi, villaggi, campeggi, punti di ristoro e stabilimenti balneari. La tranquilla balneazione nelle acque del litorale è garantita da fondali sabbiosi piuttosto bassi, anche se non mancano quelli più profondi e suggestivi per gli appassionati di immersione. Per trascorrere giornate all’insegna del divertimento, inoltre, sono a disposizione aree attrezzate ed uno stupendo parco acquatico. La Marina di Sorso è rinomata per il surf-casting, favorito dalla pescosità del golfo dell’Asinara popolato di orate, ricciole, muggini, spigole. La pineta che si sviluppa a ridosso dell’esteso sistema dunario è stata messa a dimora negli anni ‘50 e include al suo interno numerose altre specie vegetali endemiche, tra cui esemplari secolari di ginepro (Juniperus phoenicea e Juniperus oxicedrus) dal caratteristico profumo. Parallelamente alla costa si estende per 95 ettari lo stagno di Platamona, di forma allungata, separato dal mare da una lingua di pineta. Il nome dello stagno deriva dal toponimo della zona di derivazione greco-bizantina e che significa “superficie piana”. Si tratta uno stagno-laguna, un tempo comunicante col mare, oggi alimentato dal Rio Buddi Buddi e dal Rio Pedrugnanu. Tipicamente retrodunale, ha acque poco profonde, scarsa salinità ed è popolato da anguille e carpe. La zona umida sorprende per la rigogliosità della flora composta da varie fasce di vegetazione quali il fragmineto, lo scirpeto, il giuncheto, il ginepreto che ne abbracciano il perimetro; vi compaiono inoltre rare associazioni di piante palustri quali il giunco nero (Schoenus nigricans) e la canna del Po (Erianthus ravennare) e altre specie vegetali endemiche sardo-corse, tra cui lo zafferanetto di Requien e la silene di Corsica. Un’autentica ricchezza dello stagno di Platamona sono poi le numerose specie di uccelli migratori e di altri volatili rari ed in via di estinzione che vi nidificano: i suoi canneti infatti sono l’habitat ideale per diverse specie ornitologiche sia stanziali che di passo quali folaghe, germani reali, svassi, falchi di palude, aironi cenerini, garzette, codoni, fistioni turchi e, su tutti, il pollo sultano di cui esiste una piccola colonia nel folto del canneto. Per queste peculiarità l’area dello stagno è riconosciuta come riserva naturale ed inserita nell’elenco dei Siti di Interesse Comunitario.

Storia

Secondo l’etimologia più probabile il toponimo deriverebbe dall’avverbio logudorese josso/zosso che significa “giù” (dal latino deorsum), poi evoluto in Zorso, quindi in Sorso (o Sossu). Nel territorio oggi ricadente entro i confini amministrativi della Città di Sorso la presenza dell’uomo già in età Preistorica è testimoniata dalle domus de janas (case delle fate), ipogei funebri risalenti al Neolitico (3300-2300 circa a.C.), rinvenuti nelle località L’Abbiu e Pietraia. Notevoli anche le testimonianze d’età Nuragica (periodo della storia sarda che va dal 1800 al 500 a.C. e caratterizzato dalle costruzioni ciclopiche conosciute in tutto il mondo col nome di “nuraghi”). Fra queste testimonianze spicca, per il caratteristico tempio a pozzo, il complesso portato alla luce in località Serra Niedda. La presenza punica (dal VI al III secolo a.C.) è attestata invece dal ritrovamento di stele funerarie, ceramiche e monete, oggi conservate al Museo Nazionale Sanna di Sassari. In epoca romana il territorio di Sorso rivestì un ruolo di notevole importanza grazie alla sua posizione strategica rispetto alla vicina colonia di Turris Libissonis ed all’asse viario tracciato dai Romani; il termine Romangia deriva proprio dal latino Romània, cioè “terra abitata dai Romani”. La ricca produzione olearia e vinicola assicurata dalla fertilità di queste terre fu infatti proprio ad opera dei Romani oggetto di intensi scambi commerciali con altri popoli del Mediterraneo (scambi testimoniati anche dal ritrovamento di numerosi relitti di navi da trasporto al largo della costa, in località Marritza). Ed è sempre lungo la costa sorsense, in località Bagni e Santa Filitica, che sono state rinvenute due villae romane: insediamenti organizzati per svolgere attività produttive legate all’agricoltura e al commercio. Altro sito archeologico di particolare interesse è poi quello di Geridu, dal quale provengono reperti sia di epoca romana che medievale. Nel 1020 il territorio di Sorso entrò a far parte della Curatoria della Romangia, quindi del Giudicato di Torres. L’Età Giudicale, tra il X e il XIV secolo, fu un momento storico cruciale per l’Isola; in questo periodo Sorso rientrava tra i territori sotto l’influenza diretta della Città di Sassari, con la quale manifesta ancora oggi affinità molto evidenti, riscontrabili nel dialetto e nella struttura urbana che ricalca in parte quella del capoluogo. Dopo la conquista aragonese Sorso e la Romangia vennero dati in feudo (1440) a Gonario Gambella, la cui dinastia governò il territorio fino al XVII secolo; nella Via Fiorentina, sulla facciata della cosiddetta Casa di Rosa Gambella (discendente di Gonario andata in sposa al Viceré di Sardegna Ximen Perez Escriva De Romani) è ancora visibile il suo stemma gotico in marmo. Nel 1689 il Barone Pietro Amat Marchese di San Filippo sposò Donna Vittoria Gambella intrecciando le vicende dinastiche delle due famiglie con la storia della Romangia. Nel 1718 il territorio passò sotto il dominio dei Savoia: da quel momento Sorso seguì le stesse vicende storiche del resto dell’Isola e, più in là, dell’Italia.   Il territorio di Sorso custodisce un patrimonio archeologico ricco e composito, che ben racconta la sua evoluzione socio-culturale nei secoli. Il viaggio nel tempo comincia dal Neolitico con le Domus de Janas (sepolcri scavati nella roccia in forma di camere voltate) delle località l’Abbiu e Petraia. A due chilometri dalla città sorge il complesso nuragico di Serra Niedda, costituito dalle fondamenta di un tempio in opera isodoma, da un altare cilindrico di pietra calcarea e da un piccolo tempio a pozzo, in parte scavato nella roccia, con undici gradini che conducono nel sottosuolo. Il santuario, dedicato al culto delle acque, ebbe grande importanza tra la fine dell’età del bronzo e l’età del ferro, come testimoniano i preziosi materiali votivi in esso rinvenuti, tra cui ben quindici bronzetti figuranti, in parte conservati al Museo Nazionale Sanna di Sassari. In epoca romana vi si praticavano culti propiziatori della fertilità delle messi dedicati a Demetra-Cerere. Il sito è stato recentemente restaurato e dotato di infrastrutture per accogliere i visitatori. Il complesso romano altomedievale di Santa Filitica sorge lungo la costa tra Sorso e Castelsardo. Comprende i resti di una villa di età tardo-imperiale (III-IV sec. d.C.): una grande cisterna per la raccolta dell’acqua ed un impianto termale con vasche e pavimenti rivestiti a mosaico (uno di essi è esposto al Palazzo Baronale). Intorno al VI secolo fu abbandonata e poi occupata da una comunità dedita ad attività quali la lavorazione del corno e dei metalli. Nel VII secolo il sito vide sorgere un nuovo villaggio di case in pietra, abitato fino al IX secolo. Lungo la strada tra Sassari e Sorso sorgeva il villaggio medievale di Geridu (XI-XIV secolo). Il borgo era costituito da semplici basse case in pietra e malta di fango, separate da stretti viottoli che descrivevano un regolare tessuto urbanistico. Le abitazioni avevano tetti di tegole sostenuti da una trave centrale, pavimenti in terra battuta con pozzetti per la conservazione delle derrate alimentari e focolari in argilla; sono ancora visibili i resti della principale chiesa del villaggio, S. Andrea (XIV secolo), intorno alla quale si sviluppava il cimitero. A Geridu è dedicata, nel Palazzo Baronale, una sala medioevale con la ricostruzione in scala reale di parte di una delle abitazioni e numerosi manufatti.